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Eternal woman are you listening well?
Non scrivo, ma sto pensando. Come mi suggerisce Bon Jovi, keep the faith.
:-)
Luc.
Per quanto sorgano ripetutamente dubbi sulla correttezza delle sue tesi - vale anche per gli uomini l'evoluzione della specie? - continuo a stare dalla parte di DARWIN.
(Repubblica)

Il primo commento che mi viene da fare risulterebbe offensivo per la sensibilità di qualcuno. Anche il secondo e il terzo e il quarto credo. Bestemmie. Bestemmie dopo un'altra, l'ennesima, deprimente tornata elettorale. Tutto già scritto, eppure bestemmie.
Solo il pensiero del live dei Bishops visti ieri sera può risollevarmi da questo sconforto. Loro sì che sono dei bravi guaglioni. Vestono i panni musicali e non degli anni '60 ma sono freschi come la primavera. Hanno le loro belle scarpine, le cravattine, e la faccia pulita pulita che di più non si può. E poi come ha detto qualcuno, "questi c'hanno i pezzi - non c'è un cazzo da fare - e se non hai i pezzi te ne stai a casa tua".

Capita spesso così, leggo i blog amici dopo un po, le parole altrui suscitano altre parole, esco dallo stato di catalessi, mi accorgo che non scrivo da un mese e più uno straccio di parola. Ma è tardi, mi stanno per passare a prendere, devo cambiarmi perché fuori il freddo è maledetto.
A presto.
Turn on the bright lights.
e se potesse voterebbe lui per te.
Ieri sera a Varese abbiamo visto i Canadians, al Sancho Panza. Potrebbero essere i presidenti dell'associazione nazionale per la protezione del Pop Fatto Bene in Italia. Dream pop, college rock fuori tempo massimo, perché l'adolescenza è metafisica fuori dal tempo, è chitarrine e sogni, malinconia miele e sha-la-la. Non sembrano veri i Canadians. Lo scetticismo che possono suscitare a un primo ascolto dipende dalla sensazione che sia tutto finto, perché fanno musica che tutti noi [esterofili cresciuti nella convinzione che il rock chitarristico salverà il mondo] abbiamo dentro, abbiamo già sentito, abbiamo già capito. E' come se facessero cover dei migliori singoli delle migliori band indie-pop, ma i pezzi sono loro. I brani da A sky with no stars scivolano letteralmente via, come miele, riempiono la cantina di melodia trasformandola in un un lungomare all'ora del tramonto. Death cab for cutie, Weezer, Beach Boys i riferimenti. Varese e Verona (provenienza dei nostri) come se fossero la California.
Tutto già visto, ma chissà dove, chissà quando. Come nei sogni, no?
**on air . . Baustelle - Amen**
Fotina courtesy di Alecxsia e Gianno.
Il mio lavoro procede bene, sono a metà dello stage e sembra ieri quando mi presentai in ufficio intimorito dal nuovo mondo in cui stavo entrando. Ma quel periodo è passato e questa settimana ho avuto la conferma fattuale dell'ormai avvenuta integrazione con i colleghi, in due modi:
Martedì: prima partecipazione al calcetto aziendale (l'inizio della fine?), in cui ho, modestissimamente parlando, stupito tutti. Tutti quelli che mi conoscono abbastanza sanno che sono l'antitesi dello sport, eppure, magie in campo, tunnel al capo dei capi, e via dicendo. Altro-che-Pato.
Oggi: prima partecipazione alle sfide di idiozia in ufficio. Ho deciso di puntare subito verso la fuga in classifica, bevendo caffè a canna. Dalla macchinetta! Un momento magico.
Per il resto. Domani c'è il MiAmi Festival edizione d'inverno. E si svolgerà al Leonkavallo, diversamente da quanto previsto. Musica, mostri e carezze. (sotto, la locandina-invito)

Non è semplice né scontato saper vivere, anzi. Difficoltà grandi e piccole ci ostacolano ogni giorno. Per fortuna che possiamo sentirci solidali gli uni con gli altri, e rincuorarci considerando che talvolta anche i più grandi possono essere come noi, umani in crisi, umani. La filosofia del siamo tutti sulla stessa barca funziona sempre, bisogna riconoscerlo.

Recentemente l'Associazione dei Critici Musicali Intelligenti si é riunita in località top secret e ha deciso di dire "basta". Basta all'inflazionamento della parola "indie". Che significa "indie"? "Indie" era una bella parola, un tempo. Voleva dire "indipendente", "diverso", "fuori dalle logiche dell'industria discografica". Suonava bene, era sì una gran bella etichetta, ti faceva stare bene. Anche se non avevi avuto un cazzo di Problema Serio nella vita, ti giustificava perché c'avevi sempre lo scazzo addosso e ti faceva capire cosa voleva dire avere un'etica, musicalmente parlando. Come per l'Hardcore, più o meno. Se eri "indie" avevi anche buoni gusti musicali, eri uncool ma il tuo essere uncool ti differenziava da tutti gli altri. Punto.
Poi un giorno ci siamo trovati circondati. Sul treno, o al lavoro, o all'università, ci siamo trovati circondati da frangette, vestiti, espressioni del viso, tremendamente indie. Ironia della sorte, l'indie era ovunque. I gruppi che passavano a Radio DJ erano indie. Il nocciolo duro della rotazione di MTV era Indie. E via dicendo.
Ma, i critici musicali intelligenti, un giorno, si sono ribellati: "Basta! Non si può più andare avanti così!".
Dopo lunghe e drammatiche consultazioni, sono giunti a questa semplice ma geniale soluzione del problema: l'unico modo per demolire l'immaginario indie fasullo, sia dentro che fuori la musica, consiste semplicemente nel cambiare il nome all'intera vicenda. "D'ora in poi, non diremo più "indie", ma SHOEGAZE!".
Ormai, nulla sfugge al giochetto. Ogni cosa pubblicata, di ogni genere, ha imperscrutabilmente a che vedere con lo shoegaze, stando alle recensioni dei CMI.
[Oggi, mentre andavo in stazione, ho visto una ragazza troppo shoegaze]
Non resisto alla tentazione di copia-incollare queste parole che rimarranno negli annali. Giù il cappello per uno dei pochi eroi rimastici:
"Ho avuto l'illusione che tutto ciò che ho fatto in questi mesi potesse essere la prova della mia onestà intellettuale e dell'assenza di secondi fini" (repubblica)
by Clemente Mastella.
(Dai Clemente, il momento é buono per chiedere asilo politico alla Santa Sede, dai!)